Il rumore del mare

“Digli che ascolti il rumore del mare dentro la conchiglia” e così fece.
Scese nel profondo del mare, accarezzato dalle correnti e dalla poseidonia, e spostata una stella marina, rossa come il suo sangue, trovò la conchiglia che cercava.
Ci mise dentro tutto il rumore del mare, e tornò in superficie.
Ora aveva tutto quello che gli serviva per rilassarsi quando l’eccitazione del suo ricordo lo tormentava.
Ma loro erano figli del mare, quel rumore gli svegliava le forze che doveva lenire, e il maestrale della scogliera si infrangeva sul faro che voleva assopire.
Il rumore del mare dentro la conchiglia era il suono che cercavano per confondersi negli elementi, era il suono del loro respiro.
Allora prese la conchiglia, la ributtò in mare e si sedette sotto il faro, lei comunque sarebbe arrivata con la marea della sera, sarebbe arrivata come ogni sera.

Faro di Mangiabarche

Calasetta, il Faro di Mangiabarche (foto di Nicola Friargiu)

 

 

 

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L’investigatore

C’è da dire che un po’ se l’era andata a cercare.
Come sempre aveva seguito l’istinto, e ora?
Consumava Malox per i continui mal di pancia: mai provare a ragionare con la migliore esponente avanguardista di Venere!
Lui da poco aveva scoperto questa frase: “non pentirti di qualcosa che hai fatto, se quando l’hai fatto eri felice”. Non so se Jim Morrison pensasse a lui quando gli venne in mente quella frase, fatto sta che ora Lei aveva troncato ogni forma di relazione con lui, e lui, irriducibile a non pentirsi, consumava antiacido come fosse orzata.

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Io sono vento

Io sono come vento che soffia
Sono come vento che ti accarezza, che ti sfiora nel vederti arrivare
Sono come vento che ti scompiglia i capelli, lasciandoli confusi sul cuscino, mentre mi guardi e già aspetti il mio ritorno
Sono come vento che si insinua nei vestiti, si confonde nei tuoi pensieri e ovunque senti dove voglio andare
Sono come vento, che sale avvolgendoti le gambe, che sale sfiorandoti il ventre, che sale fino a farti inarcare la schiena ormai persa nella mia irruenza
Sono come vento, quell’odiato vento da cui fuggi e non puoi star lontana, da cui sei cento volta fuggita e che ora aspetti che presto ritorni a soffiare

Sono come vento che scappa fra le dita perché nulla ti posso lasciare se non il ricordo di me

 

Vento

E Ti Vengo A Cercare – CSI Battiato

Nei giorni scorsi ho riscoperto un brano dimenticato da anni, una cover meravigliosa, per me superiore all’originale per l’intensità che Ferretti riesce a trasmettere.

“E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
….
E ti vengo a cercare perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza”
(F. Battiato)

La Villa – Finale – Lascia che io Pianga – Georg Friedrich Händel

Sembrava tutto finito.
Il fumo si alzava sulle macerie della locanda e la gente era come se non si curasse più di loro. Chi si disperava, con le mani nei capelli, guardando le fontane ormai senza più acqua, e chi fissava una parte del borgo diventare cenere, ma loro non erano più negli occhi degli abitanti.
Comunque, tutti perlomeno colpiti dal fatto che il Signore fosse svanito nel pozzo delle Vergini in seguito a un attacco di follia, dopo una colluttazione con un forestiero costretto a difendersi disarmato. Qualcuno iniziava a cercare la Signora in casa, nel cortile, e c’era chi iniziava a sostenenere che il Signore se l’avesse portata con se nel pozzo.
Lui, guardandosi attorno, iniziava a sperare che con quello che era successo forse avevano creato le condizioni per tornare indietro. La fontana aveva
smesso di funzionare e, dopo l’incendio della locanda, il borgo aveva preso le sembianze di quella che poi sarebbe diventata la sua casa, nel suo tempo.
Erano passate solo poche ore da quando avevano fatto l’amore, eppure sognava già lei per poterlo rifare.
Non riusciva a dimenticare il sapore della sua pelle e, averla lì vicino, poterle anche solo stringere la mano in mezzo a tutta quella gente, gli donava una serenità che non provava da tempo. Era impensabile quello che aveva trovato, l’alter ego della donna da cui scappava.
Era fuggito da lei per ritrovare la serenità, ed ora quella serenità era riuscito a ritrovarla proprio nella donna da cui scappava.
Lui era riuscito a donarle quel coraggio che nel suo tempo la sua donna non aveva avuto, preferendo la sua inviolabile vita ovattata
pur di non regalare loro anche un solo momento di evasione, di magia. La rabbia per quei momenti di sterile razionalità sembravano ormai lontani.
Lei prese il cane per il collare e si avviarono verso la cantina.
Avevano il cuore che gli batteva forte nel petto, e appena spostata la botte videro il portale riaperto.
Sembrava proprio che avessero ricreato le condizioni affinché potessero ritornare nel futuro, nel tempo di lui … e il viaggio di lei avrebbe solo alimentato la leggenda che stava nascendo sul fantasma della villa.
Il cane gli scodinzolava affianco, loro si presero per mano ed entrarono nel tempo.
Appena dentro il varco il solito malessere si presentò loro. Nel buio del passaggio provarono a guardarsi e si strinsero le mani ancora più forte.
Nel viaggio del varco, lui però sentiva una paura e un disagio crescergli dentro. La mano di lei era sempre più leggera, gli si dissolveva fra le dita istante dopo istante, fino a non sentirla più.
Quando arrivò dall’altra parte lei non era con lui.
Ma non aveva sognato, lui si ricordava tutto. Gli dolevano le nocche della mano dopo il pugno al Signore, sentiva l’odore dell’incendio ancora nei suoi capelli,
aveva la borsa delle monete d’oro rubata al Signore della villa quando era disteso, tramortito dopo il pugno.
Ma lei dove era? Lui era arrivato da solo dall’altra parte. Perché i guardiani del Tempo gli avevano giocato un tiro così terribile.
Si sentì crescere dentro quei crampi allo stomaco che gli ricordavano l’impossibilità di qualsiasi cosa davanti alla donna che aveva lasciato.
Quei crampi allo stomaco che gli ricordavano la rabbia di quei giorni e che gli fecero decidere di allontanarsi da lei, di non essere un altro di quelli
che si accontentavano pur di starle vicino.
Con la rabbia che cresceva dentro si voltò indietro e con le mani seguì le linee del muro ormai chiuso. Lei era da un’altra parte, in un altro tempo.
Poi, una strana consapevolezza accompagnò un leggero sorriso sul viso. Non era forse quello che aveva sempre cercato?
I Guardiani del Tempo gli avevano fatto vivere quello che lui andava cercando.
La donna del 600 gli aveva fatto vivere per una notte quello che lui andava cercando nel suo tempo.
Avevano creato un momento che solo loro conoscevano, avevano piegato il tempo ai loro inconfessabili desideri e ora il ricordo di ogni gemito, di ogni gesto, il seno di lei erano nella sua memoria e sperava che le mani di lui fossero ora impressi nei ricordi di lei.
Era notte quando uscito in giardino andò verso casa. Non voleva controllare quanto tempo fosse passato in questo ultimo viaggio.
Il pensiero che non avesse più lei accanto era sempre troppo vivo e non voleva ancora distaccarsi dall’illusione che aveva vissuto.
Una volta ritornato a casa, andò nella camera dove avevano fatto l’amore e dolcemente sorrise.
In quel momento gli squillò il telefono.
Sempre con i pensieri a quei momenti, rispose come in trance, e all’altra parte del filo una voce gli confortò il cuore “Hei, sono io. Sono mesi che non ti sento. Possiamo rivederci?”

La Villa – Parte Ottava

Tornato a casa si rimise a studiare. Non controllò neanche quanto tempo fosse passato nell’ultimo viaggio, perché iniziava a non interessargli quale fosse la casa.
Ricercò l’articolo con le motivazioni del viaggio e i pericoli nel creare paradossi temporali o nel modificare gli eventi del passato.
Sorrideva fra se: fare l’amore con il sosia del ‘600 della donna da cui scappava era sicuramente un paradosso. Continue reading

La Villa – Parte Prima

Arrivò alla villa subito dopo averla acquistata.
Aveva storie da dimenticare e preferì la classica soluzione “lontano dagli occhi lontano dal cuore”.
L’antico casolare era stato un vero colpo di fortuna: l’ultimo proprietario morto in circostanze misteriose, e i familiari decisi a rinunciare all’eredità.
Inoltre strane dicerie sulla villa allontanavano gli acquirenti del posto, permettendogli così di acquistare la casa a un prezzo più che vantaggioso.
Non è da tutti trasferirsi in un casolare del 600.

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