Through The Window – Chris Cornell

” … I saw you suffering
Through a foggy window in the rain
When you thought no one was watching, yeah
Going through your memories
Like so many prisons to escape
And become someone else
With another face
And another name
No more suffering …”

 

Non è il brano più famoso di Chris Cornell, ma è quello che forse mi ha fatto più viaggiare, e per un viandante non è cosa da poco. Molti ricordi legati a questa canzone. Sei andato via troppo presto Chris, attraverso quella finestra c’erano ancora  molte cose da guardare.

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Moondance – Van Morrison

Moondance è un brano scritto da Van Morrison e la tittle track del suo album del 1970 “Moondance”. Non venne commercializzato come singolo fino al 1977.
È un brano prevalentemente acustico, costruito su un basso elettrico, ed accompagnato da pianoforte, chitarra, sassofono, e flauto, suonato con un lento swing jazz. La canzone parla dell’autunno, la stagione preferita del compositore. Verso la fine del brano, Morrison imita un sassofono, e nel testo viene inventata la parola “fantabulous”.
Moondance è alla posizione #226 della lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone[1]  (da it.wikipedia.org)

“Well, it’s a marvelous night for a moondance
With the stars up above in your eyes
A fantabulous night to make romance
‘Neath the cover of October skies
And all the leaves on the trees are falling
To the sound of the breezes that blow
And I’m trying to please to the calling
Of your heart-strings that play soft and low
And all the night’s magic seems to whisper and hush
And all the soft moonlight seems to shine in your blush
Can I just have one more moondance with you, my love …”

 

Vinicio Capossela – Ultimo amore

Un colpo di fulmine la prima volta che la sentii, subito perso nella storia, nelle immagini raccontate. Per me bellissima e struggente … mi vedo così, il Viandante seduto su un muretto al mare,  che segue l’attore mentre recita la canzone, mentre notte e voci lentamente scompaiono

“… E dopo al profumo dei fossi
A lui parve in quegli occhi potere veder
Lo stesso dolore che spezza le vene
Che lascia sfiniti la sera
La luna altre stelle pregava
Che l’alba imperiosa cacciava
Lei raccolse la gonna spaziosa
E ormai persa ogni cosa
Presto lo seguì

Quando dopo al profumo dei fossi
A lui parve in quegli occhi potere veder
Lo stesso dolore che spezza le vene
Che lascia sfiniti la sera
La luna altre stelle pregava
Che l’alba imperiosa cacciava
A lui restò solo il rancore
Per quel breve suo amore
Che mai dimenticò”

Vinicio Capossela

Vinicio Capossela – Non è l’amore che va via

Questo è un Tango che vorrei ballare, stretti nell’abbraccio, mentre ci facciamo portare via dalle note di questo brano. Se vedete da qualche parte il Viandante fategli un regalo …

 

“… Ma vai, tu vai
conosco le mie lettere d’amore
e il gusto amaro del mattino
….
Ma,
non è l’amore che va via
il tempo sì,
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te…
soltanto un sonno di quiete domani… ”

Vinicio Capossela

 

St. Paul And The Broken Bones

Un’altra chicca della NPR Music … ma non voglio aggiungere altro se non riproporre quello presentato dallo stesso canale: “Close your eyes and listen, and you might imagine someone who looks a bit like Otis Redding. Open them, and you’re likely to see someone who looks more like your neighborhood bank teller …. ”

… per il resto, da bravo viandante, mi siedo in un tavolino affianco a loro, ho il mare davanti e socchiudo gli occhi per l’ultimo raggio del tramonto.

Al minuto 8:00 una bella versione di “”Broken Bones And Pocket Change”

The National – NPR Music Tiny Desk Concert

Il progetto NPR Music è un progetto della National Public Radio (NPR) per la divulgazione della musica su Internet anche con esibizioni di artisti più o meno famosi,  streaming live, interviste, podcast e cultura musicale in genere.
Le esibizioni raccolte nel  tiny desk concerts sono concerti live, per pochi intimi e fortunati spettatori, presso le loro sedi con le band che suonano in mezzo alle loro scrivanie. Tutto rigorosamente live, spesso esclusivamente acustico, tutto rigorosamente … vero!

Al minuto 4:56 del concerto dei The National una versione incredibile di I need my Girl

There’s some things that I should never
Laugh about in front of family
I’ll try to call you from the party
It’s full of punks and cannonballers
I need my girl
I need my girl

I’m under the gun again
I know I was a 45 percenter then
I know I was a lot of things
But I am good, I am grounded
Davy says that I look taller
I can’t get my head around it
I keep feeling smaller and smaller

 

E Ti Vengo A Cercare – CSI Battiato

Nei giorni scorsi ho riscoperto un brano dimenticato da anni, una cover meravigliosa, per me superiore all’originale per l’intensità che Ferretti riesce a trasmettere.

“E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
….
E ti vengo a cercare perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza”
(F. Battiato)

La Villa – Finale – Lascia che io Pianga – Georg Friedrich Händel

Sembrava tutto finito.
Il fumo si alzava sulle macerie della locanda e la gente era come se non si curasse più di loro. Chi si disperava, con le mani nei capelli, guardando le fontane ormai senza più acqua, e chi fissava una parte del borgo diventare cenere, ma loro non erano più negli occhi degli abitanti.
Comunque, tutti perlomeno colpiti dal fatto che il Signore fosse svanito nel pozzo delle Vergini in seguito a un attacco di follia, dopo una colluttazione con un forestiero costretto a difendersi disarmato. Qualcuno iniziava a cercare la Signora in casa, nel cortile, e c’era chi iniziava a sostenenere che il Signore se l’avesse portata con se nel pozzo.
Lui, guardandosi attorno, iniziava a sperare che con quello che era successo forse avevano creato le condizioni per tornare indietro. La fontana aveva
smesso di funzionare e, dopo l’incendio della locanda, il borgo aveva preso le sembianze di quella che poi sarebbe diventata la sua casa, nel suo tempo.
Erano passate solo poche ore da quando avevano fatto l’amore, eppure sognava già lei per poterlo rifare.
Non riusciva a dimenticare il sapore della sua pelle e, averla lì vicino, poterle anche solo stringere la mano in mezzo a tutta quella gente, gli donava una serenità che non provava da tempo. Era impensabile quello che aveva trovato, l’alter ego della donna da cui scappava.
Era fuggito da lei per ritrovare la serenità, ed ora quella serenità era riuscito a ritrovarla proprio nella donna da cui scappava.
Lui era riuscito a donarle quel coraggio che nel suo tempo la sua donna non aveva avuto, preferendo la sua inviolabile vita ovattata
pur di non regalare loro anche un solo momento di evasione, di magia. La rabbia per quei momenti di sterile razionalità sembravano ormai lontani.
Lei prese il cane per il collare e si avviarono verso la cantina.
Avevano il cuore che gli batteva forte nel petto, e appena spostata la botte videro il portale riaperto.
Sembrava proprio che avessero ricreato le condizioni affinché potessero ritornare nel futuro, nel tempo di lui … e il viaggio di lei avrebbe solo alimentato la leggenda che stava nascendo sul fantasma della villa.
Il cane gli scodinzolava affianco, loro si presero per mano ed entrarono nel tempo.
Appena dentro il varco il solito malessere si presentò loro. Nel buio del passaggio provarono a guardarsi e si strinsero le mani ancora più forte.
Nel viaggio del varco, lui però sentiva una paura e un disagio crescergli dentro. La mano di lei era sempre più leggera, gli si dissolveva fra le dita istante dopo istante, fino a non sentirla più.
Quando arrivò dall’altra parte lei non era con lui.
Ma non aveva sognato, lui si ricordava tutto. Gli dolevano le nocche della mano dopo il pugno al Signore, sentiva l’odore dell’incendio ancora nei suoi capelli,
aveva la borsa delle monete d’oro rubata al Signore della villa quando era disteso, tramortito dopo il pugno.
Ma lei dove era? Lui era arrivato da solo dall’altra parte. Perché i guardiani del Tempo gli avevano giocato un tiro così terribile.
Si sentì crescere dentro quei crampi allo stomaco che gli ricordavano l’impossibilità di qualsiasi cosa davanti alla donna che aveva lasciato.
Quei crampi allo stomaco che gli ricordavano la rabbia di quei giorni e che gli fecero decidere di allontanarsi da lei, di non essere un altro di quelli
che si accontentavano pur di starle vicino.
Con la rabbia che cresceva dentro si voltò indietro e con le mani seguì le linee del muro ormai chiuso. Lei era da un’altra parte, in un altro tempo.
Poi, una strana consapevolezza accompagnò un leggero sorriso sul viso. Non era forse quello che aveva sempre cercato?
I Guardiani del Tempo gli avevano fatto vivere quello che lui andava cercando.
La donna del 600 gli aveva fatto vivere per una notte quello che lui andava cercando nel suo tempo.
Avevano creato un momento che solo loro conoscevano, avevano piegato il tempo ai loro inconfessabili desideri e ora il ricordo di ogni gemito, di ogni gesto, il seno di lei erano nella sua memoria e sperava che le mani di lui fossero ora impressi nei ricordi di lei.
Era notte quando uscito in giardino andò verso casa. Non voleva controllare quanto tempo fosse passato in questo ultimo viaggio.
Il pensiero che non avesse più lei accanto era sempre troppo vivo e non voleva ancora distaccarsi dall’illusione che aveva vissuto.
Una volta ritornato a casa, andò nella camera dove avevano fatto l’amore e dolcemente sorrise.
In quel momento gli squillò il telefono.
Sempre con i pensieri a quei momenti, rispose come in trance, e all’altra parte del filo una voce gli confortò il cuore “Hei, sono io. Sono mesi che non ti sento. Possiamo rivederci?”