Il premio del guerriero

Il cuore batteva sempre più forte, la nebbia attutiva appena le voci degli uomini del villaggio in lontananza.
La nave si avvicinava piano, avvolta nella nebbia della notte e dal fumo di qualche taverna, mentre lui si guardava attorno, forse cercando rassicurazioni dagli anziani dell’equipaggio.
Scudi e spade al riparo vicino ai remi e teste scoperte perché la Luna non potesse riflettere niente di loro.

drakkar


La testa di drago era stata appena sistema sulla prua e sembrava godere della paura generata agli uomini che la intravedessero fra le nebbie, sembrava godere dalla paura degli uomini che proteggeva.
I remi entravano appena nell’acqua, e il loro rumore delicato si confondeva lento con quello delle onde sugli scogli.
Occhi aperti e orecchie tese a sentire ogni rumore diverso da quello del mare. Se non fosse per quell’assordante battito del cuore sulle tempie.
Era la sua seconda spedizione, la seconda razzia da quando era partito dal suo villaggio in Danimarca, e il bracciale di bronzo strappato al Sassone era ancora macchiato del suo sangue.
All’adrenalina della battaglia era seguita la paura, ma lui portava la morte dal mare a chi non sapeva difendersi come un Danese.
Nessuno parlava, tutti sui remi a guardare il mare e Harald al timone.
Strano pensiero gli prese tutto a un tratto. La sua mente si ritrovò nella taverna del villaggio seduto con i suoi compagni, con Helen curva davanti a versagli da bere.
Ne vedeva le forme, ne sentiva il profumo confondersi con gli odori della birra.
Con la mano sul martello di Thor che avevo sul collo si ritrovò a cantare sottovoce:

“Nelle sale del Valhalla berrò dalle coppe della vita,
tu mia Valchiria mi porterai idromele fra suoni di flauto e arpa
e io, levato l’elmo intriso di sudore e sangue,
abbandonerò scudo e spada affianco al talamo dove tu verrai
Rinfrescami mia Guerriera
versandomi fresca bevanda dalle tue coppe
che non abbia a soffrire la sete questa notte
che possa finalmente godere
del premio di Odino”

Urtata la sponda del vecchio pontile, venne svegliato dall’urlo di Harald, avendo già l’elmo in testa e lo scudo in mano.
Si alzò in piedi, prese la sua scura leggera e la mise dietro la cintura, con la destra afferrò la sua spada, urlò.
L’urlo di tutti gli uomini si alzò dalla drakkar e il terrore si impadronì del villaggio.
Non c’era più tempo per le preghiere, o in questo villaggio o nel Valhalla questa notte avrebbe bevuto dalle coppe della sua donna.

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