Evanescenza – Finale

E Venere iniziò a impadronirsi dei suoi sogni. O meglio, Venere iniziò a manipolarle i sogni poiché ogni notte,
per sua grazia e delizia, iniziò a tormentarla con le sue fantasie.
La dea si insinuò lentamente nei sogni di lei. Dolcemente le faceva rivivere i momenti con lui, aggiungendo un particolare alla volta.
Notte dopo notte.


Iniziava a chiedersi il perché, non era mica innamorata, ma il pensiero le rimaneva poi nella giornata. Il pensiero era quasi più insistente di lui.
Notte dopo notte veniva aggiunto un dettaglio.
Un particolare, le sue spalle, le sue braccia, occhiate rubate alle forme di lui, inizialmente con immagini non chiare, come nei sogni in bianco e nero, ma sempre piacevolmente interessanti.
Da una notte in poi iniziò a interagire con i suoi sogni. Riviveva gli incontri con il suo uomo, mischiava le situazioni e i momenti, ma iniziava a ritrovare le sensazioni da cui fuggiva. A volte nella giornata, riviveva le occhiate dei sogni della notte, dei dèjà vu che la facevano arrossire.
Quei sogni divennero sempre più audaci. Non erano più le situazioni vissute, erano occasioni nuove in cui i due amanti osavano di più.
Non c’erano più le fughe e le resistenze … solo i risvegli. Iniziava a svegliarsi con i ricordi dei sogni confusi, con quella sensazione di vuoto che lasciano i sogni quando ti sei svegliata troppo presto. Ma aspettava la notte dopo, sperando che arrivassero ancora.
E notte dopo notte arrivavano.

amore
Nei suoi sogni lui si avvicinava al seno di lei, con una mano ne sorreggeva la coppa e dall’alto le baciava i contorni. Lei ne sentiva la presenza, la decisione della mano,
come la delicatezza delle sue labbra. Le saliva il desiderio di toccarlo, le sue mani gli scendevano lunghi i fianchi. Sentiva il respiro di lui che aumentava, la sua testa che spinge la sua verso il basso, ma come poi si avvicinava a sfiorarne le forme il risveglio poneva fine al sogno. E di nuovo quella sensazione vuoto.
Delle mattine l’imbarazzo che l’assaliva a vederlo era come se con lui ci fosse stata davvero, solo che erano sogni, i sogni di Venere che preparava per lei.
Ma aspettava con ansia la prossima notte per re-iniziare daccapo.

E i sogni tornavano a riscaldarle la notte.
Lei chiudeva gli occhi e aspettava il sonno. E anche quella notte Venere decise di regalarle qualcosa.
Tutto iniziò nel suo salotto quando lei gli diede le spalle. Le braccia la strinsero da dietro e lei, sorridendo, girò la testa di lato.
Ormai lui la conosceva, e i primi baci sul collo furono ricambiati dai primi sospiri. Le mani di lui salirono verso il seno e lei sentì le prime spinte leggere da dietro.
Lui iniziava a prenderci gusto. Questa volta, nel sonno tutti i dettagli erano chiari e vivi.
Lei si girò, baciarsi davanti era più comodo, e mentre lei teneva il viso di lui fra le mani, lui la guidava verso la camera da letto.
Lui si tolse la felpa, e rimasto a torso nudo, e la accompagnò sul letto. Lui le aprì lo zip della felpa e vide la sua collana fra i seni.
Sentire le labbra del suo uomo che giravano attorno ai capezzoli le aumentava il desiderio di vederlo nudo. Lei gli salì sul petto dandogli le spalle, e finalmente iniziò a sfilargli la cintura e aprire i primi bottoni dei pantaloni. Lui la faceva vacillare con il suo respiro e la teneva in equilibrio con le mani sui fianchi, mentre lei finalmente arrivava al sesso del suo uomo. Da quella posizione, delicatamente, iniziò a sfiorarne l’asta sentendone tutta l’eccitazione, godendo di quel possesso.
Scesa dal petto iniziò a baciargli la pancia mentre gli scudi della collana si adagiavano appena sotto l’ombelico. Con entrambe le mani prese il sesso del suo uomo e lo portò verso di se. Aprì la bocca e … si svegliò. La delusione fu infinita.
Ancora una volta, l’attesa della nuova notte non le portò altro che nuova attesa, e quella condizione di piacere notturno non soddisfatto le stava procurando un logorio interno, sensuale, carnale e non soddisfatto. La cura di Venere iniziava a funzionare …

Durante la giornata lei ripensava spesso al sogno dell’ultima notte, e tutte le volte gli rimaneva il desiderio di sapere come sarebbe stato.
Di lui sapeva come baciava, come la toccava, ma il sogno le aveva offerto una visione di lei che non si aspettava. Le ipocrisie erano state piacevolmente messe da parte dalle sue fantasie. Lui le avrebbe concesso di arrivare fino alla fine? le avrebbe rivolto gli stessi complimenti di quando baciava? Oppure … oppure …
Quei sogni iniziavano a presentarle realtà diverse di quelle ovattate che si creava di giorno. Perché se negli incontri clandestini sedava la sua voglia di vederlo, quasi ad accontentarsi
per non pagare il prezzo successivo, e i primi sogni le donavano il coraggio di rivivere i loro rari momenti intimi, questi ultimi ora le mostravano l’inizio del resto.
Quel desiderio latente, sopito era riemerso con prepotenza. Era un sottile desiderio di sentirlo vicino, correre un rischio pur di toccarlo.
Ma doveva aspettare la notte, lei non poteva in nessun modo sporcarsi con quell’uomo.
E la notte quei sogni ritornavano. La notte lei ritrovava la fame che di giorno mascherava. La notte le sue mani cercavano il suo uomo e lo provocavano fino a vederne l’erezione che aspettava.
I suoi baci sul suo corpo, come faceva lui a non avere alcun pudore nel sapere dove baciare. Lui si avvicinava a lei, scendeva oltre, con le spalle le divaricava le gambe e guardava ormai
l’obiettivo del suoi pensieri. Lei, preso il suo membro in mano lo avvicinava a se quasi implorante.
Dolci i sorrisi scambiati, duro il braccio a cui appoggiarsi, ora lo sentiva entrare in se e … si svegliò. Con le mani a toccare il suo sesso, si sveglio con solita delusione infinita.
Poteva resistere ancora? Voleva davvero non sporcarsi con quell’uomo? Perché poi sporcarsi, i ricordo era dolce, fatto di corpi che si cercano, di occhi che invitano …

Ormai viveva quei sogni con sempre maggiore partecipazione, e quella partecipazione poi si rifletteva nelle giornate a seguire.
Il suo imbarazzo davanti a lui era palese tanto che anche i gesti più innocenti venivano trasformati in continue manifestazioni di ostentata indipendenza e sicurezza nei suoi confronti.
Ma allo stesso i ricordi dei sogni si riflettevano nelle sue azioni quotidiane, nei gesti quotidiani. L’acqua della doccia che scendeva dolce attorno ai suoi fianchi diventavano
dita che sfioravano i suoi fianchi, e arrossì di vergogna quando si ritrovò a giocare con il pomello del cambio della propria auto come fosse il glande del proprio uomo.
Le dita gli giravano attorno immaginando di regalargli i più intimi stimoli. Peccato ritrovarsi sola nella propria auto, fu come risvegliarsi dai sogni della notte.
La voglia di baciarlo tornava ogni volta gli vedeva il viso, e ogni volta che gli vedeva il viso cercava di distogliere lo sguardo.
La notte, ora aveva bisogno della notte …

E la notte tornava.
Inizialmente Venere aveva ricreato le loro situazioni, poi le aveva sostituite con le fantasie di Marte. Certo, la dea si dilettava ad assecondarlo, ma ora toccava a lei.
Il tempo correva più veloce di prima, e tutte le Ninfe del lago e le conoscenze divine che aveva, ormai potevano non bastare più a tenere tranquillo Marte.
Lui continuava a perdersi nella bocca di lei, e si chiedeva se mai la passione di quei baci l’avrebbe mai più vissuta. Marte da parte sua, teneva fede alla parola data, e per aggiungere tempo al tempo, trasportava il pensiero dell’uomo. L’immaginazione di lui correva sugli stessi binari di lei, e immaginava la passione vissuta in quei baci, la stessa passione la immaginava libera su di se. Il pensiero di lei che si muovesse con quella dolcezza e trasporto su di lui, sul suo sesso tutto, manteneva vivo il desiderio e assopito l’orgoglio. Perché se era vero che lui fosse assolutamente attratto da quella donna, nella voce, dai movimenti, dalla sua complessa naturalezza, era altrettanto vero che lei mettesse continuamente alla prova la sua pazienza.
Venere conosceva tutto questo e volle aggiungere qualcosa di più …

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Quella notte entrò lentamente nei suoi sogni. La circondò di una dolce sensazione, di attesa ed eccitazione. Sentì suonare alla porta ed andò di corsa ad aprire.
Lui con dei regali in mano e lei contrariata sulla porta.
“Hai fatto tardi!” e lo baciò sulla guancia. Pochi istanti, la consegna dei regali e si ritrovarono a letto. Lei nel sonno ne sentiva il calore e il profumo, tutto meravigliosamente reale. Poteva seguire le linee del suo corpo, pungersi con la barba incolta o sentirne la forza dell’abbraccio. La musica della sala si sentiva appena,
leggermente sovrastata dai loro sospiri. Lui rispondeva a ogni carezza e lei lasciva che le sue mani andassero a cercare i luoghi più sensibili per accompagnare ogni movimento
delle dita con un leggero gemito. Quando lui gli salì sopra ne sentì il peso e il calore, ogni sensazione era vissuta realmente, come il battito del cuore sui petti nudi.
Questa volta il sogno pareva durare di più e lei sentiva un eccitazione dolce, crescente, coinvolgente. Una volta sopra, lui le scostò appena le gambe e dolcemente lei lo accolse in se.
Ogni movimento ora erano all’unisono, e lei accompagnava ogni sua spinta con il bacino e con un leggero gemito. Lui le prese il viso fra le mani e baciandola continuò delicatamente a spingere.
Tutto il suo peso su di lei, tutta la sua energia in lei. Lei lo stringeva fra le gambe e quando le spinte iniziarono a essere più intense le sue mani gli strinsero i fianchi, i glutei,
le spalle. Lui continuò a baciarla, ma i suoi baci venivano smorzati dai suoi gemiti, e quando ogni movimento diventò più profondo, lui si perse in lei, il suo respiro in lei, il suo seme in lei.
La donna si svegliò di soprassalto, il respiro affannato e lei completamente bagnata. Si girò di lato per cercarlo ma lui non c’era.
Le rimaneva solo quel desiderio incommensurabile di fare ancora l’amore mentre l’odore del suo uomo si confondeva fra le lenzuola …

La notte a seguire si addormentò stringendo il cuscino fra le gambe. Il sogno della notte prima le aveva lasciato il bisogno di lui, e lo ricercava urgentemente.
I sogni mostrano un turbinio di immagini e pensieri nascosti, e quando il nostro inconscio è libero di galoppare fra le nostre emozioni più segrete, le verità che presenta non sempre sono quelle che vogliamo in pubblico.
Non era certo avvezza alle smancerie, ma c’erano momenti che li richiedevano. E dopo gli scombussolamenti della notte precedente, questo era proprio uno di quei momenti.
Lei chiuse gli occhi e aspettò che si ripetesse la magia di tutte le notti precedenti.
Ma la notte trascorse anonima, e nulla avvenne. La delusione fu tremenda e così fu la mattina a seguire, e quella ancora. E il desiderio di lui rimaneva, e se fosse stato possibile aumentava.
I sogni non la consolavano più e si doveva accontentare dei momenti sporadici con lui. Ma il desiderio di lui rimaneva e lei non sapeva più come soddisfarlo.
Inaudito pensare di confondersi con quell’uomo, scendere da quel piedistallo di maestrina e mostrare la donna vera che è in lei.
Alle sue spalle, Venere aveva fatto un passo indietro. I sogni le avevano mostrato i suoi desideri nascosti, le sue voglie e piaceri, una complicità con quell’uomo fatta di una complessa intesa, fatta anche di sesso.
Ma ora il rifugio dei sogni era finita. Ora le toccava cercarlo davvero quell’uomo, perché i sogni erano solo il mezzo per svegliare i suoi i suoi desideri, non erano il fine.
Venere aveva fatto davvero un bel lavoro, quasi l’aveva invidiata in quel letto, perché se la dea aveva creato la situazione, la sua novizia era stata la protagonista di una interpretazione magica.
Ora toccava a lei … mentre Venere sarebbe tornata da Marte prima che le Ninfe del lago lo consumassero, perché se il punto debole di Achille era il tallone, Marte non era propriamente vulnerabile dalle stesse parti …

Ora toccava a lei, ma lei non avrebbe fatto assolutamente niente. L’ignavia l’aveva accompagnata in questa storia e non riusciva a liberarsene, minando ogni decisione che riguardasse la sua relazione con lui.
Era un legame che non riusciva a spezzare, non aveva il coraggio di muovere un passo verso lui perché alla fine si accontentava di quel poco che aveva con lui.
E lui, piano, piano pensò di sparire per non rimanere affogato in quel mare di ignavia.
L’immagine di lei era quella che non avrebbero mai osato pensare fino a poco tempo prima, ma che ora accompagnava le notti di entrambi. Lei continuava a cercarlo, si vedeva su di lui, appoggiata al petto di lui, con le ginocchia chiuse sui suoi fianchi nel cercare con il proprio ventre ogni punto di piacere che riuscisse a scoprire.
Lui sentiva il suo calore attorno a se, le sue mani sul proprio petto, gli scudi della collana fra i seni che accompagnavano ogni suo movimento.
L’immagine di loro mentre fanno l’amore non li avrebbe mai abbandonati.
Poi un pensiero: qualunque cosa avesse fatto, e per quanto alla deriva fosse andata, sarebbe partito nel mezzo a quel mare a riprenderla e sarebbe stato la sua bonaccia.

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