La Villa – Finale – Lascia che io Pianga – Georg Friedrich Händel

Sembrava tutto finito.
Il fumo si alzava sulle macerie della locanda e la gente era come se non si curasse più di loro. Chi si disperava, con le mani nei capelli, guardando le fontane ormai senza più acqua, e chi fissava una parte del borgo diventare cenere, ma loro non erano più negli occhi degli abitanti.
Comunque, tutti perlomeno colpiti dal fatto che il Signore fosse svanito nel pozzo delle Vergini in seguito a un attacco di follia, dopo una colluttazione con un forestiero costretto a difendersi disarmato. Qualcuno iniziava a cercare la Signora in casa, nel cortile, e c’era chi iniziava a sostenenere che il Signore se l’avesse portata con se nel pozzo.
Lui, guardandosi attorno, iniziava a sperare che con quello che era successo forse avevano creato le condizioni per tornare indietro. La fontana aveva
smesso di funzionare e, dopo l’incendio della locanda, il borgo aveva preso le sembianze di quella che poi sarebbe diventata la sua casa, nel suo tempo.
Erano passate solo poche ore da quando avevano fatto l’amore, eppure sognava già lei per poterlo rifare.
Non riusciva a dimenticare il sapore della sua pelle e, averla lì vicino, poterle anche solo stringere la mano in mezzo a tutta quella gente, gli donava una serenità che non provava da tempo. Era impensabile quello che aveva trovato, l’alter ego della donna da cui scappava.
Era fuggito da lei per ritrovare la serenità, ed ora quella serenità era riuscito a ritrovarla proprio nella donna da cui scappava.
Lui era riuscito a donarle quel coraggio che nel suo tempo la sua donna non aveva avuto, preferendo la sua inviolabile vita ovattata
pur di non regalare loro anche un solo momento di evasione, di magia. La rabbia per quei momenti di sterile razionalità sembravano ormai lontani.
Lei prese il cane per il collare e si avviarono verso la cantina.
Avevano il cuore che gli batteva forte nel petto, e appena spostata la botte videro il portale riaperto.
Sembrava proprio che avessero ricreato le condizioni affinché potessero ritornare nel futuro, nel tempo di lui … e il viaggio di lei avrebbe solo alimentato la leggenda che stava nascendo sul fantasma della villa.
Il cane gli scodinzolava affianco, loro si presero per mano ed entrarono nel tempo.
Appena dentro il varco il solito malessere si presentò loro. Nel buio del passaggio provarono a guardarsi e si strinsero le mani ancora più forte.
Nel viaggio del varco, lui però sentiva una paura e un disagio crescergli dentro. La mano di lei era sempre più leggera, gli si dissolveva fra le dita istante dopo istante, fino a non sentirla più.
Quando arrivò dall’altra parte lei non era con lui.
Ma non aveva sognato, lui si ricordava tutto. Gli dolevano le nocche della mano dopo il pugno al Signore, sentiva l’odore dell’incendio ancora nei suoi capelli,
aveva la borsa delle monete d’oro rubata al Signore della villa quando era disteso, tramortito dopo il pugno.
Ma lei dove era? Lui era arrivato da solo dall’altra parte. Perché i guardiani del Tempo gli avevano giocato un tiro così terribile.
Si sentì crescere dentro quei crampi allo stomaco che gli ricordavano l’impossibilità di qualsiasi cosa davanti alla donna che aveva lasciato.
Quei crampi allo stomaco che gli ricordavano la rabbia di quei giorni e che gli fecero decidere di allontanarsi da lei, di non essere un altro di quelli
che si accontentavano pur di starle vicino.
Con la rabbia che cresceva dentro si voltò indietro e con le mani seguì le linee del muro ormai chiuso. Lei era da un’altra parte, in un altro tempo.
Poi, una strana consapevolezza accompagnò un leggero sorriso sul viso. Non era forse quello che aveva sempre cercato?
I Guardiani del Tempo gli avevano fatto vivere quello che lui andava cercando.
La donna del 600 gli aveva fatto vivere per una notte quello che lui andava cercando nel suo tempo.
Avevano creato un momento che solo loro conoscevano, avevano piegato il tempo ai loro inconfessabili desideri e ora il ricordo di ogni gemito, di ogni gesto, il seno di lei erano nella sua memoria e sperava che le mani di lui fossero ora impressi nei ricordi di lei.
Era notte quando uscito in giardino andò verso casa. Non voleva controllare quanto tempo fosse passato in questo ultimo viaggio.
Il pensiero che non avesse più lei accanto era sempre troppo vivo e non voleva ancora distaccarsi dall’illusione che aveva vissuto.
Una volta ritornato a casa, andò nella camera dove avevano fatto l’amore e dolcemente sorrise.
In quel momento gli squillò il telefono.
Sempre con i pensieri a quei momenti, rispose come in trance, e all’altra parte del filo una voce gli confortò il cuore “Hei, sono io. Sono mesi che non ti sento. Possiamo rivederci?”

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La Villa – Parte Dodicesima

La porta della locanda era aperta e loro videro il Signore che gli andava incontro fuori di senno.
Lilly gironzolava per il giardino e anche lei corse incontro alla sua padrona.
Intanto, sulla porta della villa, le guardie portavano l’ultima sposa in cortile.
Il Signore si illudeva che la moglie non vedesse quello che tutte le altre donne sapevano.

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La Villa – Parte Undicesima

Usciti dalla stanza si precipitarono in giardino. Lui si sciacquò con l’acqua della fontana e si ricordò che tutto era iniziato proprio per l’acqua di quella fontana.
La vita nella villa riprendeva come al solito e nessuno badò a loro. Scesero in cantina ma un’amara sorpresa li accolse: Il varco temporale era sempre chiuso.
Loro si abbracciarono e guardandosi negli occhi decisero …

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La Villa – Parte Decima

…Ma a un tratto la porta della camera si spalancò e il Signore li sorprese nella stanza.
Loro semi nudi affianco al letto sfatto mentre il Signore della villa, sulla porta, guardava quella scena per lui irreale. Sempre sotto l’effetto del vino e dell’oppio, vedeva una scena confusa ma offensivamente chiara. Lui, il Signore della villa, lui che amministrava la giustizia secondo le sue voglie e tornaconti, trovava sua moglie seminuda con un altro uomo. Chi era lei per fargli un simile affronto … e chi era lui. Non lo aveva mai visto.

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La Villa – Parte Ottava

Tornato a casa si rimise a studiare. Non controllò neanche quanto tempo fosse passato nell’ultimo viaggio, perché iniziava a non interessargli quale fosse la casa.
Ricercò l’articolo con le motivazioni del viaggio e i pericoli nel creare paradossi temporali o nel modificare gli eventi del passato.
Sorrideva fra se: fare l’amore con il sosia del ‘600 della donna da cui scappava era sicuramente un paradosso. Continue reading

Claudio Monteverdi – Si Dolce e’l Tormento

Si dolce è’l tormento
Ch’in seno mi sta,
Ch’io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S’accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Che sempre qual scoglio
All’onda d’orgoglio
Mia fede sarà.

La speme fallace
Rivolgam’ il piè.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l’empia ch’adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè.

Per foco e per gelo
Riposo non hò.
Nel porto del Cielo
Riposo haverò.
Se colpo mortale
Con rigido strale
Il cor m’impiagò,
Cangiando mia sorte
Col dardo di morte
Il cor sanerò.

Se fiamma d’amore
Già mai non sentì
Quel riggido core
Ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l’alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.

La Villa – Parte Sesta

Era sconvolto. Ormai non c’erano dubbi, aveva viaggiato nel tempo, o nello spazio, o in entrambi.
Gli sembrava di vivere in un film di fantascienza, uno di quelli che scartava a priori perché irreali e ridicoli.
Per lui però erano passate solo un paio d’ore da quando era sceso nella cantina, ma nel suo tempo erano passati due giorni. Aveva perso due giorni della sua vita per saltare nel ‘600 e trovare ancora lei, o il suo sosia di 500 anni prima.

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