Il premio del guerriero

Il cuore batteva sempre più forte, la nebbia attutiva appena le voci degli uomini del villaggio in lontananza.
La nave si avvicinava piano, avvolta nella nebbia della notte e dal fumo di qualche taverna, mentre lui si guardava attorno, forse cercando rassicurazioni dagli anziani dell’equipaggio.
Scudi e spade al riparo vicino ai remi e teste scoperte perché la Luna non potesse riflettere niente di loro.

drakkar

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Le Torri Saracene

Venivano dal mare.
I vecchi del paese lo dicevano di non fidarsi, di non portare gli animali così vicino alla costa. Loro lo sapevano, li avevano visti arrivare con quelle vele quadrate e colorate come tovaglie.
Ma come faccio ad avere paura di chi arriva dal mare con quei vestiti colorati, sono colorati anche loro.
Io sono il più forte del mio villaggio, e ho promesso a Babbo che non farò morire di fame il gregge. Lui non c’è, è andato a difendere la città dai Saraceni e mi ha lasciato a casa. Ora sono io il capo di casa.

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La Dea Ishtar – Parte Terza

Lui, riassumendo la situazione al museo, le disse dei curiosi simboli che uscivano dalla mummia e dei fatti strani avvenuti. Ora aveva bisogno di sapere se stesse bene e se era in grado di capire quei simboli. Ne aveva già studiati in precedenza da culture simili.
Lei gli raccontò della grotta, dei simboli ripetuti nella stanza degli affreschi e di come le mummie fossero allineate.
Ora sembrava chiaro che i simboli non fossero solo adorni alla grotta. Ma perchè quei strani fenomeni al museo?

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La Dea Ishtar – Capitolo Primo

Era arrivata alla missione di Haijra in una calda mattina di Giugno.
Strano vedere una matematica in un’area archeologica, ma la grotta sotto il palazzo del Re Caldeo Jaber, scoperta a seguito dell’esplosione di una mina, aveva portato alla luce una stanza particolare e avevano richiesto il suo aiuto.
Lei, comunque, non poteva rimanere in Dipartimento ancora dell’altro. Troppe cose la turbavano, e come avrebbe voluto dirle la “causa dei suoi turbamenti”, meglio portare la sua quiete ovattata in Turchia che provare ad affrontare le sue agonie. Si erano lasciati un pomeriggio d’Inverno con tante cose ancora da dire e qualcuna forse da fare, ma lui voleva correre troppo e lei voleva correre via.
La mattina della sua partenza si guardarono appena e lui ringraziò la mummia Caldea sulla sua scrivania, appena arrivata ai Musei Nazionali.
Pensò che poteva sostituire una mummia con un’altra. La sua acidità in quei momenti era devastante e lo sapeva.

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Il Club di Mc Flirty – Parte Terza

Nel club di Mc Flirty, Miss Head tornata nei suoi panni, provava a mettere ordine ai suoi pensieri perché quella esperienza le aveva messo dei dubbi.
Nei panni della Gatta aveva provato cose da cui sempre era fuggita, e il pensiero di quelle braccia che la stringevano le donavano sicurezza, una sicurezza che doveva imparare a gestire perchè ora la rimettevano in agitazione.

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Il Club di Mc Flirty – Parte Prima

Passare da quel cornicione non era stata una bella idea.
Ora la Gatta si trovava sospesa in aria, appesa a una grondaia che cedeva, chiaramente sotto una pioggia che non accennava a smettere, e il peso dell’ultimo furto non aiutava certo a migliorare la situazione.
Ma non voleva lasciare cadere tutti quei gioielli: quell’arrogante di Mc Flirty ci aveva provato con Miss Head tutta la sera, in modo assillante e continuo, e gli ultimi apprezzamenti rivolti proprio non le erano andati giù … ed era toccato alla Gatta vendicare il suo alter ego, svuotandogli la cassaforte.
Ma ora, tutti gli uomini di Mc Flirty le davano la caccia, e quel cornicione era l’unica strada possibile.
“Guarda, guarda … una gattina in difficoltà!”, la Gatta alzò gli occhi verso la voce, “Hai bisogno di aiuto? Non vorrei che ti ghiacciassero le labbra qua su”.

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I Gioielli di Tiffany

Spesso si vedevano la notte.

Lei con la sua maschera da gatta, sempre a caccia, Lui sempre nell’ombra, come ogni pipistrello che si rispetti.
Ma la loro caccia, fino a quella sera, era sempre stata diversa: i gioielli di Tiffany per la Gatta e il terrore delle gang della città per Bat.
La maschera della Gatta lasciava vedere solo una bocca splendida, disegnata, stranamente fredda, almeno così si immaginava Bat, tanto che, quando si incontravano nel consueto gioco del guardia e ladri, lui la chiamava “cold lips”.
Quella sera, a notte fonda, Bat sorprese la Gatta nella gioielleria di Tiffany.

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