Evanescenza – Parte Prima

Lo sapeva non da tanto, ma ormai ne era certo: la visione della vita di Venere e Marte era sostanzialmente diversa.
Lui aveva avuto sempre un approccio semplice alle cose, complicate solamente dai soliti richiami del basso ventre di Venere, richiami che lo affascinavano e lo ammaliavano sempre come un ragazzino.
Lei era la migliore esponente di tutta quella complicazione che Venere era riuscita a creare.
Sensualità e dolcezza protette da uno strato nebuloso di insicurezza. In breve, uno spettacolo di femminilità.
Quando poi riuscivano a trovarsi lontano dai propri mondi, lei riusciva a regalargli momenti di una gioia e piacere infiniti.
La donna che sforzava di tenere nascosta, si mostrava con tutta la sensualità che Venere le aveva donato. E lui si perdeva in lei.

evanescenza

Normalmente lei teneva tutto sotto controllo, tutto governato solo dalle sue regole di vita.
Ma non aveva imparato a gestire quel calore, quella strana smania che iniziava ogni volta che lui le si avvicinava.
Era come se tutta la sua razionale freddezza venisse scalzata da quella voglia sempre più senza controllo di toccarlo e di essere toccata.
Voleva le sue mani sul suo viso, voleva scendere con le stesse sui suoi fianchi per arrivare curiosa dove i suoi occhi avevano già rubato le forme sotto la cintura.
Tutto incomprensibile, tutto sbagliato, tutto assolutamente eccitante e inconfessabile.

Ma se Sparta piange Atene non ride.
I desideri di Venere creavano in Marte vere e proprie tempeste ormonali in cui saette di testosterone gli ballavano nel basso ventre.
Ma cosa succede quando imposizioni legislative impediscono il libero commercio e la domanda e l’offerta non possono trovarsi su un libero mercato di lenzuola e cuscini? Si creano da sole situazioni di contrabbando dove tutto si può creare …

Mentre la logica di Marte prevede una guerra fra le lenzuola e quella di Venere costruisce una complicata giustificazione per la mortificazione delle carni, il contrabbando prevede un incontro in campo neutro, lontano da ogni possibile violazione delle regole.
Ma gli dei, si sa, si divertono sempre con gli esseri umani. E se poi uomini e donne vivono in un equilibrio instabile diventa tutto più facile.
La bocca di lei era il punto dove tutte le forze ruotavano, dove gli equilibri non erano più tali, dove le saette del basso ventre si aggrovigliavano per creare la principale fonte di attrazione di Venere e Marte.
La bocca di lei era la causa di incontri di contrabbando sempre più arditi, accompagnati da una passione tutta al femminile che non faceva altro che aumentare il desiderio. Perché se Venere si era superata nel regalarle una bocca tanto sensuale, lei sapeva come regalare a Marte una coinvolgente passione in ogni bacio concesso.
Il pensiero che il suo corpo poteva essere in balia dei desideri di quella bocca, se solo Venere avesse finalmente liberato la passione di quella donna, era il sogno e il tormento di Marte …

Quello che Marte però non aveva capito è che ogni bacio, ogni carezza, ogni odore rubato alla pelle dell’uomo era per lei una richiesta di contrabbando verso quell’uomo. Venere non aveva bisogno di suggerire niente alla sua protetta perché lei aveva ben chiaro ogni desiderio, forse apertamente inconfessabile anche a se stessa per salvaguardare il suo perbenismo, ma ogni millimetro di pelle, morso, baciato o sfiorato del viso del suo uomo era per lei fonte di desiderio e appagamento, e il pensiero di scambiare le delicate curve della sua bocca con l’irruenza del suo sesso non facevano altro che ingigantire la voglia di lui.
Non era più un desiderio ricambiare le sue carezze, era un bisogno di donna che andava soddisfatto … che andava combattuto.
Chiusa nella macchina di lui, con nessuna voglia di scappare, ma con tutte le forze protese a fermare la sua mano che saliva dolce e decisa verso il suo scrigno del piacere. Come faceva a conoscere ogni millimetro del suo desiderio?
Lui era con lei, eccitato da ogni suo gemito di diniego.
Lei era con lui, desiderosa di toccare e coccolare l’effetto dei suoi gemiti su di lui. Tanto vicina da riconoscerne le forme, di sentirne la forza, di volerne il possesso.
Ma ancora una volta, una bocca carica di sensualità e desiderio doveva accontentarsi di assaporare appena la propria ricompensa per piegarsi alle rigide leggi della ragione. Gli dei tutti si facevano beffa di Marte e Venere …

Marte non lo aveva avvertito, forse non lo sapeva neanche lui, abituato a prendere quello che vuole tutto e subito.
Ma il contrabbando non è esente da rischi, e richiede sempre il suo dazio da pagare agli uomini che ne approfittano.
L’incontro di contrabbando crea dipendenza. Una dipendenza sottile, articolata, fatta di desiderio e attesa. Una sorta di cottura a fuoco lento nell’attesa del prossimo incontro.
E lei in queste pause semplicemente spariva. Rimetteva i vestitini da “piccole donne” e si calava nella formalità più glaciale che poteva inventare.
Era come se si pentisse del desiderio mostrato con tanta grazia e passione, e ritornasse la complessa novizia di Venere.
Era quella continua sensazione di evanescenza che lo ammaliava.
Lei concedeva di se solo piccoli frammenti, apriva minimi spiragli del proprio intimo per poi richiuderli. Non nascondeva certo la sua sfiducia verso Marte, e i minimi spiragli che mostrava di se correva a chiuderli velocemente, a volte violentemente con tutta la cattiveria che poteva richiamare, a volte con una gentile malizia che non faceva altro
che ingigantire il calore appena intravisto in quei minimi spiragli.
E lui nel mezzo a tutti quegli spiragli appena aperti. Ad ammalarsi in mezzo a tutte quelle correnti, poiché non aveva certo la sua preparazione nel mortificare carne e spirito.

“…ma erano in serate come queste, mentre fuori piove e l’umido si respira inesorabile, che lui avrebbe suonato alla sua porta per cercare ancora calore della sua bocca. Lei avrebbe aperto l’uscio e sorridendogli avrebbero fatto arrossire Venere” … ma questa è un’altra storia.
E’ la storia che avrebbe voluto Marte fin dall’inizio. Invece il suo pupillo faceva progressi minimi, e tutte le volte doveva iniziare daccapo perché lei sembrava avesse dimenticato tutti i momenti precedenti.
Per di più, quando non riusciva neanche a baciarla, lui andava via dagli incontri di contrabbando con una gran vuoto alla pancia.
Si era addirittura messo a regalare collane e orecchini per sorprenderla di continuo. Inaudito! Marte aveva le mani nei capelli per la disperazione, avrebbe picchiato la testa nel muro … anzi l’uccello.
La sua ricetta era semplice: la prendi, la lanci nel letto, la fai urlare di piacere, baci. Fine!
Il suo pupillo era una vergogna per la categoria.
Ma lui continuava per la sua strada. Forse Venere gli mandava incantesimi di pazienza, forse Venere apprezzava i regali che arrivavano alla sua novizia, fatto sta che in lui si rafforzava il desiderio di lei. La immaginava sopra il suo ventre, e la sua collanina adagiata fra i suoi seni nudi, mentre con il viso le cercava i capezzoli. Venere lo sapeva e per questo doveva tenere tranquillo Marte ancora un po’.

La situazione precipitava e Venere doveva inventare qualcosa perché Marte rischiava di fare saltare tutto. Se insinuava il dubbio nel suo pupillo, facendo così emergere la stanchezza, Marte avrebbe fatto prevalere l’orgoglio al desiderio. Venere non poteva permettere che la sua novizia si perdesse nel suo perbenismo ipocrita e continuasse a farsi del male. Venere doveva farle capire quanto bello fosse abbandonarsi alle braccia del suo amante senza più difendere orgoglio o egoismi, perché non c’è alcuna debolezza nel mostrarsi come si è.
Aveva visto le sue fantasie, aveva visto le sue mani cercarlo, aveva sperato che quel bisogno, quel desiderio di possesso del corpo di quell’uomo fossero superiori alla paura di mostrarsi.
In quell’uomo lei aveva ritrovato le voglie di un tempo, e fosse anche solo per una volta, quella donna avrebbe avuto soddisfatti i suoi desideri.
Venere aveva un tempio su un monte dove spesso si rifugiava quando voleva estraniarsi o per sbrogliare trame in cui gli uomini si perdevano.
Avrebbe chiesto a Marte di raggiungerla sul monte e sperare che non fosse troppo tardi.
Ormai aveva imparato con l’esperienza che se porti un uomo sul monte di Venere è sempre più malleabile.
Ma aveva bisogno di stupire e consolare Marte, e chiese aiuto alle Ninfe del lago.
Quando Marte arrivò da Lei aveva tutte le folgori fuori posto. Adirato per la situazione, e preoccupato che una donna potesse rovinare la tranquillità del suo pupillo. Una situazione intollerabile e indecente. L’uomo doveva liberarsi di quella donna.
Venere sapeva prenderlo. “Martino mio, dai tempo al tempo e ti prometto che non te ne pentirai. Ma lascia che lei trovi prima la sua serenità”.
Nel dirle questo le girò sulle spalle e lo accarezzò. Davanti a loro il lago con il sole che piano andava verso il tramonto.
“Non chiamarmi Martino, lo sai che non lo sopporto” e davanti a loro una Ninfa affiorò dall’acqua, e andò verso di loro.
Marte non poteva distoglierle gli occhi da dosso: un seno prosperoso e un viso dai lineamenti splendidi si avvicinava a loro.
Mentre Marte continuava a guardarla sentiva le mani di Venere scendergli sui fianchi e sul petto.
La Ninfa si sedette affianco, e mentre una mano di Venere scendeva sotto la cintura, l’altra continuava ad accarezzargli il petto.

bernini
La Ninfa iniziò ad accarezzare con le labbra là dove iniziava a sentire l’eccitazione del dio, scostando la mano di Venere con il viso.
Quando Venere prese il sesso del dio con la mano e lo porse verso la Ninfa, Marte pensò che le gite in montagna hanno sempre il loro fascino. Quella donna lo aveva confuso.
Ma Marte sapeva come sarebbe andata a finire, Venere sapeva sempre come convincerlo. Avrebbe concesso altro tempo …

 

(continua)

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