Il massaggio

L’unica cosa che aiuta a fare passare il mal di schiena è il calore. Per quanto lei si rifiutasse di crederlo era la verità. Dopo tanta insistenza, riuscì a sfilarle un top meraviglioso che le aveva regalato tempo prima, e lei gli indicò la zona dolorante.
Certo, non era facile lavorare in quelle condizioni, l’occhio gli cadeva spesso sotto al braccio dove appariva appena la base del seno o anche alla fine della schiena, ma lui doveva rimanere concentrato, appunto, sulla schiena.

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Il premio di Sterry

Il tutto iniziava quando Minnie si lasciava appena intravedere nel suo completino primaverile e dolcemente faceva capolino per scuriosare cosa succedeva lì fuori, mentre lei faceva di tutto per lasciarla dormire.
Sterry era fortunato, anche se le pene patite ( … perdonerete lo strano gioco di parole) aspettando il suo premietto lo facevano patire non poco: si trovava nel mezzo a dolci fantasie e alla sua incontrollabile curiosità.
Pazientemente, diciamo così, aspettava che lui arrivasse da lei, aspettava che iniziassero i loro giochi, fatti di arditi attacchi e di false difese, e curioso di apparire, curioso di sentire la pelle di lei, anche Sterry inventava mille scuse per avvicinarsi alla dolce Minnie.

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L’investigatore

C’è da dire che un po’ se l’era andata a cercare.
Come sempre aveva seguito l’istinto, e ora?
Consumava Malox per i continui mal di pancia: mai provare a ragionare con la migliore esponente avanguardista di Venere!
Lui da poco aveva scoperto questa frase: “non pentirti di qualcosa che hai fatto, se quando l’hai fatto eri felice”. Non so se Jim Morrison pensasse a lui quando gli venne in mente quella frase, fatto sta che ora Lei aveva troncato ogni forma di relazione con lui, e lui, irriducibile a non pentirsi, consumava antiacido come fosse orzata.

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Il premio del guerriero

Il cuore batteva sempre più forte, la nebbia attutiva appena le voci degli uomini del villaggio in lontananza.
La nave si avvicinava piano, avvolta nella nebbia della notte e dal fumo di qualche taverna, mentre lui si guardava attorno, forse cercando rassicurazioni dagli anziani dell’equipaggio.
Scudi e spade al riparo vicino ai remi e teste scoperte perché la Luna non potesse riflettere niente di loro.

drakkar

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Evanescenza – Finale

E Venere iniziò a impadronirsi dei suoi sogni. O meglio, Venere iniziò a manipolarle i sogni poiché ogni notte,
per sua grazia e delizia, iniziò a tormentarla con le sue fantasie.
La dea si insinuò lentamente nei sogni di lei. Dolcemente le faceva rivivere i momenti con lui, aggiungendo un particolare alla volta.
Notte dopo notte.

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Evanescenza – Parte Prima

Lo sapeva non da tanto, ma ormai ne era certo: la visione della vita di Venere e Marte era sostanzialmente diversa.
Lui aveva avuto sempre un approccio semplice alle cose, complicate solamente dai soliti richiami del basso ventre di Venere, richiami che lo affascinavano e lo ammaliavano sempre come un ragazzino.
Lei era la migliore esponente di tutta quella complicazione che Venere era riuscita a creare.
Sensualità e dolcezza protette da uno strato nebuloso di insicurezza. In breve, uno spettacolo di femminilità.
Quando poi riuscivano a trovarsi lontano dai propri mondi, lei riusciva a regalargli momenti di una gioia e piacere infiniti.
La donna che sforzava di tenere nascosta, si mostrava con tutta la sensualità che Venere le aveva donato. E lui si perdeva in lei.

evanescenza

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La Villa – Finale – Lascia che io Pianga – Georg Friedrich Händel

Sembrava tutto finito.
Il fumo si alzava sulle macerie della locanda e la gente era come se non si curasse più di loro. Chi si disperava, con le mani nei capelli, guardando le fontane ormai senza più acqua, e chi fissava una parte del borgo diventare cenere, ma loro non erano più negli occhi degli abitanti.
Comunque, tutti perlomeno colpiti dal fatto che il Signore fosse svanito nel pozzo delle Vergini in seguito a un attacco di follia, dopo una colluttazione con un forestiero costretto a difendersi disarmato. Qualcuno iniziava a cercare la Signora in casa, nel cortile, e c’era chi iniziava a sostenenere che il Signore se l’avesse portata con se nel pozzo.
Lui, guardandosi attorno, iniziava a sperare che con quello che era successo forse avevano creato le condizioni per tornare indietro. La fontana aveva
smesso di funzionare e, dopo l’incendio della locanda, il borgo aveva preso le sembianze di quella che poi sarebbe diventata la sua casa, nel suo tempo.
Erano passate solo poche ore da quando avevano fatto l’amore, eppure sognava già lei per poterlo rifare.
Non riusciva a dimenticare il sapore della sua pelle e, averla lì vicino, poterle anche solo stringere la mano in mezzo a tutta quella gente, gli donava una serenità che non provava da tempo. Era impensabile quello che aveva trovato, l’alter ego della donna da cui scappava.
Era fuggito da lei per ritrovare la serenità, ed ora quella serenità era riuscito a ritrovarla proprio nella donna da cui scappava.
Lui era riuscito a donarle quel coraggio che nel suo tempo la sua donna non aveva avuto, preferendo la sua inviolabile vita ovattata
pur di non regalare loro anche un solo momento di evasione, di magia. La rabbia per quei momenti di sterile razionalità sembravano ormai lontani.
Lei prese il cane per il collare e si avviarono verso la cantina.
Avevano il cuore che gli batteva forte nel petto, e appena spostata la botte videro il portale riaperto.
Sembrava proprio che avessero ricreato le condizioni affinché potessero ritornare nel futuro, nel tempo di lui … e il viaggio di lei avrebbe solo alimentato la leggenda che stava nascendo sul fantasma della villa.
Il cane gli scodinzolava affianco, loro si presero per mano ed entrarono nel tempo.
Appena dentro il varco il solito malessere si presentò loro. Nel buio del passaggio provarono a guardarsi e si strinsero le mani ancora più forte.
Nel viaggio del varco, lui però sentiva una paura e un disagio crescergli dentro. La mano di lei era sempre più leggera, gli si dissolveva fra le dita istante dopo istante, fino a non sentirla più.
Quando arrivò dall’altra parte lei non era con lui.
Ma non aveva sognato, lui si ricordava tutto. Gli dolevano le nocche della mano dopo il pugno al Signore, sentiva l’odore dell’incendio ancora nei suoi capelli,
aveva la borsa delle monete d’oro rubata al Signore della villa quando era disteso, tramortito dopo il pugno.
Ma lei dove era? Lui era arrivato da solo dall’altra parte. Perché i guardiani del Tempo gli avevano giocato un tiro così terribile.
Si sentì crescere dentro quei crampi allo stomaco che gli ricordavano l’impossibilità di qualsiasi cosa davanti alla donna che aveva lasciato.
Quei crampi allo stomaco che gli ricordavano la rabbia di quei giorni e che gli fecero decidere di allontanarsi da lei, di non essere un altro di quelli
che si accontentavano pur di starle vicino.
Con la rabbia che cresceva dentro si voltò indietro e con le mani seguì le linee del muro ormai chiuso. Lei era da un’altra parte, in un altro tempo.
Poi, una strana consapevolezza accompagnò un leggero sorriso sul viso. Non era forse quello che aveva sempre cercato?
I Guardiani del Tempo gli avevano fatto vivere quello che lui andava cercando.
La donna del 600 gli aveva fatto vivere per una notte quello che lui andava cercando nel suo tempo.
Avevano creato un momento che solo loro conoscevano, avevano piegato il tempo ai loro inconfessabili desideri e ora il ricordo di ogni gemito, di ogni gesto, il seno di lei erano nella sua memoria e sperava che le mani di lui fossero ora impressi nei ricordi di lei.
Era notte quando uscito in giardino andò verso casa. Non voleva controllare quanto tempo fosse passato in questo ultimo viaggio.
Il pensiero che non avesse più lei accanto era sempre troppo vivo e non voleva ancora distaccarsi dall’illusione che aveva vissuto.
Una volta ritornato a casa, andò nella camera dove avevano fatto l’amore e dolcemente sorrise.
In quel momento gli squillò il telefono.
Sempre con i pensieri a quei momenti, rispose come in trance, e all’altra parte del filo una voce gli confortò il cuore “Hei, sono io. Sono mesi che non ti sento. Possiamo rivederci?”

La Villa – Parte Undicesima

Usciti dalla stanza si precipitarono in giardino. Lui si sciacquò con l’acqua della fontana e si ricordò che tutto era iniziato proprio per l’acqua di quella fontana.
La vita nella villa riprendeva come al solito e nessuno badò a loro. Scesero in cantina ma un’amara sorpresa li accolse: Il varco temporale era sempre chiuso.
Loro si abbracciarono e guardandosi negli occhi decisero …

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La Villa – Parte Decima

…Ma a un tratto la porta della camera si spalancò e il Signore li sorprese nella stanza.
Loro semi nudi affianco al letto sfatto mentre il Signore della villa, sulla porta, guardava quella scena per lui irreale. Sempre sotto l’effetto del vino e dell’oppio, vedeva una scena confusa ma offensivamente chiara. Lui, il Signore della villa, lui che amministrava la giustizia secondo le sue voglie e tornaconti, trovava sua moglie seminuda con un altro uomo. Chi era lei per fargli un simile affronto … e chi era lui. Non lo aveva mai visto.

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