L’investigatore

C’è da dire che un po’ se l’era andata a cercare.
Come sempre aveva seguito l’istinto, e ora?
Consumava Malox per i continui mal di pancia: mai provare a ragionare con la migliore esponente avanguardista di Venere!
Lui da poco aveva scoperto questa frase: “non pentirti di qualcosa che hai fatto, se quando l’hai fatto eri felice”. Non so se Jim Morrison pensasse a lui quando gli venne in mente quella frase, fatto sta che ora Lei aveva troncato ogni forma di relazione con lui, e lui, irriducibile a non pentirsi, consumava antiacido come fosse orzata.

La costante applicazione della regola dell’indifferenza era diventata per lui la principale fonte di sofferenza.
Non è che lui sognasse che legioni di donne si concedessero a lui e ne facesse un dramma altrimenti (a dire la verità era uno dei suoi sogni nascosti ma aveva smesso di pensarci da quando si era accorto che la lampada di Aladino aveva esaurito i desideri), ma due persone che si sono cercate, desiderate, trovate, ora non potevano avere quel tipo di rottura, quel tipo di fine, senza che non ci fosse un minimo di spiegazione … non vale.
Lei invece, con un comportamento di chiusura totale, da orso incazzato faceva di tutto per sciupare ogni cosa.
E lui, testardo, entrante, caparbio come sempre, cercava di contrastare quella nave alla deriva.

Ma non è come pensate voi. Non cercate di immaginarvi il dramma di un fidanzato lasciato, perché non lo era.
E non si parla nemmeno del buio di un attaccamento morboso spezzato, perché non era questo.
Oh si, avrebbero fatto l’amore fino a consumarsi, si vedeva che potendo si sarebbero cibati dell’odore della pelle dell’altro per giorni. Avrebbero consumato l’aria dell’altro solo per sfiorarsi la bocca.
Ma la paura di quello che stava succedendo, aiutata dalla situazione di lui, mescolati alla fine da un imbecille vestito da paladino di giovani vergini, aveva infine fatto scattare l’innesco dell’ordigno.
Ecco, erano questi argomenti che la facevano “chiudere a riccio” … altro che orso.
Nessuno ha mai detto “chiudersi a orso”, proprio non si usa.
Comunque Lei aveva il diritto di chiudere qualsiasi storia, di riprendersi la serenità che aveva perso, non era questo in discussione.
Ma il fatto che lui forse fosse la causa della serenità smarrita gli amplificava il malessere,
e voleva capire il perché di un comportamento così ostile.

Ma andiamo per gradi, perché a Lei le corse, se non a piedi, non sono mai piaciute.
Ora lui voleva recuperare quella donna, e voleva che non sciupasse il ricordo di quei momenti.
Non voleva disabituarsi a Lei, la considerava troppo importante, perché forse aveva perso la donna ma non voleva perdere anche l’amica.

Per semplicità di narrazione chiameremo “Bat” quello che tira che sportellate, quello che dovrebbe stare al suo posto, quello sposato, quello dieci anni più grande, quello che rompe le palle, insomma Lui.
Chiameremo Cat, quella che non parla, quella che ha giustamente ragione, quella che dovrebbe avere un’altra volta il coraggio di parlare per dire quello che sente, mandando a quel paese tutte le paure, e fare vedere quello che è, insomma Lei.

Sappiate che non tollero battute del tipo “Lui l’avrà trovata storta perché ha le sue cose” o cose del genere.
Battute maschiliste e volgari non sono ammesse, perché lui aveva preso la questione molto seriamente. Davanti non aveva più la Cat che aveva conosciuto, ma una perfetta estranea che faceva di tutto per apparire la più fredda e antipatica possibile.
Comportamento legittimo quanto discutibile con un estraneo, ma non con una persona con cui si sono condivise un anno di confidenze.

Bat si mise davanti alla lavagna e iniziò a riassumere i fatti accaduti. Si, è molto vintage come immagine, mancava solo la pipa da investigatore, la lampada anni ’50, le foto degli indiziati e il quadro era completo.
Purtroppo sembrava che l’approccio diretto con Cat fallisse di continuo e miseramente, ma aveva bisogno di capire quello che stava succedendo.
E si mise al lavoro.
Dopo giornate di lavoro e morsi sfiorati da Cat, Bat si vedeva in mezzo a vari possibili scenari e ne pigliava schiaffi da tutti.

accendere_la_pipa

Iniziamo dal primo: Lo Scenario Fantasioso
Si, va bene, c’è una componente molto “marziana” in questo scenario, quasi ancestrale, la difesa del territorio da parte del maschio dominante.
Ma il pensiero che l’imbecille vestito da paladino di giovani vergini avesse una relazione con Cat lo aveva “sfiorato”.
D’altra parte si trovava alle ore più impensabili con questo personaggio, e aveva sempre una scusa per difenderlo.
E’ vero che Cat ha sempre avuto uno slancio incredibile nelle cose, e questa persona “potrebbe” avere interpretato questa energia, questa genuinità, in modo diverso, fraintendendo.
E se questo personaggio avesse fatto pressioni perché tutto questo casino succedesse?
Ma poi Cat avrebbe anche potuto semplicemente dire “Bat, ma fatti i cazzi tuoi!” e invece gli rispondeva con “… ma devi avere fiducia”.
Comunque a parte la parentesi di Michele Zarrillo che li accomunava, aveva una considerazione troppo elevata di Cat, malgrado Michele Zarrillo, perché ritenesse
lo scenario Fantasioso uno scenario possibile, e con il mal di pancia al pensiero di quegli incontri, lo accantonò.

Bat allora spostò la lampada sulla lavagna e iniziò ad elucubrare sul secondo scenario: Lo Scenario Possibilista.
Lei aveva sempre avuto paura di quella relazione. Lui aveva attorno una struttura veramente complicata da smontare, e questa situazione era la spinta principale a far si che Lei gli rimasse lontano. “Non è mica colpa mia” gli disse una volta.
Aveva ragione, come sempre, aveva ragione.
Ciò non toglie che così sì privassero entrambi di regalarsi i momenti che entrambi cercavano.
Perché quelli che si erano ricavati erano momenti splendidi, momenti rubati, vero, che nessuno però potrà mai togliergli.
Lei però viveva quei ricordi con insofferenza, quasi con vergogna.
Se sapesse che la frase più bella che gli disse al telefono, dopo l’ennesimo litigio, era proprio “… io poi non sempre riesco a controllarmi” … e qui Bat rischiò di abbracciare un albero mentre guidava lontano da Lei.
Se solo avesse avuto il coraggio di dirgli le cose in sospeso. Non avrebbe cambiato la situazione, ma sarebbe stata almeno una carezza per Bat. Perché non avere la forza di fare un regalo?
Mostrare come si è dentro è un gesto splendido mica di debolezza.
Forse il rifiuto a continuare quell’amicizia era proprio dovuta a quel assurdo integralismo?
Sarebbe stato devastante per Bat.
Lui non voleva mica essere la causa della mancanza di tranquillità di Cat, forse farle vedere solo che un’altra Cat era possibile.
Non tutto bianco e nero ma che la bellezza può esserci anche nel mezzo, o forse più vicino al bianco piuttosto che al nero.
Ma perché allora tutta quella rabbia? Perché ora quelle paure?
A Bat iniziò ad insinuarsi un nuovo pensiero, uno di quelli che aveva sempre avuto e poi messo da parte, perché pensava che non fosse possibile, che fosse il contrario a ogni gesto mostrato.
E se Cat fosse troppo … coinvolta? Forse le parole che non poteva dire erano impronunciabili per la morale di Cat.
E se quella rabbia in mostra forse fosse una fuga?
Bat smise di fare l’investigatore.

Sentì aumentare il bruciore alla pancia, e non era solo perché aveva a che fare con lei, dal carattere senza compromessi, croce e delizia del suo essere donna.
Cat era arrivata dieci anni dopo, e non ci poteva fare niente. Per quanto provasse a inventare mille scappatoie non ci poteva fare niente, e questa cosa lo deprimeva oltre ogni misura.
Ma non certo per l’età fra loro, ma per la vita che avevano vissuto nel mezzo.
“In altre circostanze sarebbe stato diverso”, ma non ci sono altre circostanze c’è questa e basta. E quell’altra Cat, quella razionale, quella che ha ragione, quella che preferisce
privarsi delle loro magie per mantenere la sua pace, lo condannava in questa “circostanza” senza appello.
Le sue fughe dalla “circostanza” erano un modo per tornare indietro a riprenderla dieci anni dopo, forse egoista, forse per regalarle una circostanza artificiale solo per loro, un modo di bloccare il tempo senza “le sue circostanze”.
Si riteneva fortunato ad aver conosciuto anche un’altra Cat, quella più spontanea e passionale, peccato ora che quell’altra gli facesse pagare il fatto di essere nato prima.
Ed essere a un passo da lei, perché anche se non lo diceva questo era, lo consumava. Fosse anche per una volta ancora, allontanare quella paura che la allontanava dal quel passo …

Bat, lasciò che la brace della pipa si spegnesse lentamente, scaldandosi il palmo della mano con il fornello di radica.
Decise che non avrebbe più chiesto niente perché era sicuro che un giorno si sarebbero ritrovati.
Gli tornò in mente il completino regalato a Natale. Si augurò che Cat pensasse a Lui ogni volta che lo avesse indossato, perché lui l’avrebbe abbracciata tutte le volte che lo avesse fatto.
Poi spense la lampada anni ’50 e uscì.

“Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c’è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino …

Lucio Dalla”

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8 thoughts on “L’investigatore

  1. Grazie Simona! La solita solidarietà femminile 😉 … è la situazione che è complicata, di quelle irrisolvibili se i protagonisti non decidono di vivere i momenti così come sono, senza se e senza ma … per non vivere di rimpianti. Se vuoi è vivere l’egoismo al contrario, non barattare l’equilibrio interno per non vivere insieme il tuo momento di felicità

    …. io chiaramente sto per Bat 😀

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