La Dea Ishtar – Capitolo Primo

Era arrivata alla missione di Haijra in una calda mattina di Giugno.
Strano vedere una matematica in un’area archeologica, ma la grotta sotto il palazzo del Re Caldeo Jaber, scoperta a seguito dell’esplosione di una mina, aveva portato alla luce una stanza particolare e avevano richiesto il suo aiuto.
Lei, comunque, non poteva rimanere in Dipartimento ancora dell’altro. Troppe cose la turbavano, e come avrebbe voluto dirle la “causa dei suoi turbamenti”, meglio portare la sua quiete ovattata in Turchia che provare ad affrontare le sue agonie. Si erano lasciati un pomeriggio d’Inverno con tante cose ancora da dire e qualcuna forse da fare, ma lui voleva correre troppo e lei voleva correre via.
La mattina della sua partenza si guardarono appena e lui ringraziò la mummia Caldea sulla sua scrivania, appena arrivata ai Musei Nazionali.
Pensò che poteva sostituire una mummia con un’altra. La sua acidità in quei momenti era devastante e lo sapeva.

mummia

La mummia era splendidamente conservata nel suo sarcofago. Il tutto ricoperto da una strana patina bronzea o almeno appariva tale.
I ricami e gli intagli erano splendidi, monocromatici e stranamente ripetitivi.
Nulla del genere era mai arrivato da quella zona della Turchia. Una volta aperto il sarcofago i ricami apparvero anche al suo interno, mantenendo stile e sequenza nelle linee, come nel sarcofago così nella mummia.
Lui rimase colpito: non era la solita mummia.
Quello che apparve dopo millenni di buio erano i resti terreni del corpo di una donna, avvolto in bende di lino con attorno un sudario di seta. I ricami continuavano sulle bende in modo ripetitivo e concentrico verso il viso della donna.
Anzi, era come se quelle linee, quei ricami, partissero dal viso di lei, nascessero dalla bocca come un canto durato ormai migliaia di anni.

Più guardava quei segni e più si convinceva che quelle linee non erano solo ricami.
Quella sequenza doveva essere qualcosa di più, ma il suo crittografo preferito era appena partito per il luogo del ritrovamento della mummia e non voleva ricontattarla.
La sera, davanti al suo computer, preparava un primo documento di quanto aveva visto nel sarcafago, e nel buio del suo ufficio gli tornavano in mente le loro ultime chat: sequenze slegate di “:)” , “;)” o di “:$” a cui seguivano le ormai tristi quanto costanti frasi “scusa, sono incasinata” o “abbiamo una consegna!”.
E purtroppo, quel nervosismo che accompagnava la sua delusione tornava a trovarlo.
“Buonasera Dottore, io avrei finto, vado via” … “Grazie Antonella! mi trattengo un pochino” …. e pochi istanti dopo, sul rumore del carrellino delle pulizie che andava via, l’urlo di Antonella lo riportò sulla Terra!
Due Colpi di pistola rintuonarono nei corridoi e poi solo silenzio.
Uscì dal suo ufficio, la porta del laboratioro dove riposava la mummia spalancata e Antonella atterrita in un angolo del corridoio.

laboratorio-mummia La guardia notturna con la pistola in mano non accennava a rispondere ai continui richiami e con gli occhi sgranati continuava a fissare la porta del laboratorio.
Lui corse dentro il laboratorio e accesa la luce, vide che il suo sarcofago era sempre nello stesso posto e … integro.
I proiettili erano conficati nel muro sopra la mummia e tutto sembrava “normale”. La guardia e Antonella non erano in grado di parlare, e quando l’ambulanza li portò in ospedale non furono in grado di rispondere a qualsiasi domanda per diversi giorni.
Ora doveva chiamarla …
(continua)

Advertisements

4 thoughts on “La Dea Ishtar – Capitolo Primo

  1. C’è sempre un po’ di noir, un poco di passato, un qualche piccolo conto sospeso con le aprole, ci sono descrizioni che cesellano e altre emotive che tratteggiano contorni ma non scavano.
    Sono storie che sai dire, non c’è dubbio, sai raccontare e per una a labirinto come me, chi sa raccontare una storia ha a portata di bacio qualunque cosa.
    Poi possono piacere o meno le storie, ma è come con le favole, tutte iniziano con c’era una volta e ci fanno sognare ma poi io ho odiato Bianceneve e mi sono innamorata dello Stregatto.
    Per dire che l’impatto delle storie lo fanno i filtri di chi legge ma tu sai dire.

    Liked by 1 person

      • E ma sai, inventare storie non è facile,
        Sono panni non tuoi
        parole che devono sembrare davvero calzate in bocca alle figure che devono parere umane, ci sono forme di disincanto da sfatare e non è così a buon mercato,
        (pertanto concediti questo colore, che l’ego va nutrito, come disse qualcuno che ora però mi sfugge nel nome e nel contesto. 🙂
        (più scrivi più si rigenerano le parole, Funziona così. non si snervano ma si rinsaldano, usarle è come un esercizio di respirazione, prova, poi mi dici se dico una marea di minghiate.:-) ma credo di no o almeno non su tutto)

        Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s